Con chi mi dovrei schierare? (in Italiano)
In un contesto sempre più polarizzato, specialmente sui social, sempre più persone sono spinte a schierarsi esplicitamente sul conflitto tra Israele e Hamas, iniziato a seguito dell’attacco terroristico della milizia alleata dell’Iran il 7 ottobre 2023. Un recente video pubblicato dal New York Times mostra chiaramente come attivisti e opinion-makers sia dal lato israeliano che da quello palestinese stiano mettendo pressione sull’opinione pubblica per scegliere una fazione, una e una sola, denunciando l’altra come il male assoluto, o peggio. Questa dinamica, tuttavia, è sbagliata e pericolosa.
Poche questioni sono più complesse del conflitto israelo-palestinese, disputa che ha le sue radici in almeno 150 anni di storia con la crescita del movimento sionista negli anni ‘80 dell’Ottocento e con la Dichiarazione di Balfour del 1917. Ad una recente lezione organizzata da Laterza a Roma, alla quale ha assistito colui che scrive, uno spettatore ha chiesto al Professor Claudio Vercelli, il principale oratore e uno specialista in studi ebraici e israeliani, se le originarie pretese della terra tra il Fiume Giordano e il Mediterraneo fossero appannaggio di Israele o dei palestinesi. Non sorprenderà che neppure un esperto come il professor Vercelli non abbia saputo fornire una risposta diversa e più articolata rispetto ad una risata di disperazione.
È stuzzicante identificare i palestinesi come le uniche vittime e Israele come l’aggressore. Tuttavia, nonostante la vergognosa occupazione di territorio palestinese da parte di Israele, che va avanti da decenni, spesso si dimentica che molti estremisti palestinesi o milizie arabe non riconoscono Israele come uno Stato legittimo, e hanno come obiettivo quello di annichilirlo e di distruggerlo. Evidentemente, le azioni di Hamas forniscono un chiaro esempio di questa intenzione di cancellare lo Stato ebraico dalla carta geografica, anche a costo di vite umane. Il movimento sionista ha radici lontane, ed è nato per dare un posto sicuro al popolo ebraico, anche prima dell’Olocausto: per secoli gli ebrei hanno subito discriminazioni in tutta Europa, a partire dal Medioevo, passando per l’età moderna fino ai secoli XIX e XX. Eventi quali il caso Dreyfus in Francia negli anni ‘90 dell’Ottocento hanno soltanto rafforzato questa ideologia, come, ad un livello estremamente più grande ed importante, la “soluzione finale”, come fu chiamato il deliberato sterminio di ebrei da parte dei nazisti che conobbe il suo apice dal 1942 alla caduta di Hitler. Israele è nato come la terra degli oppressi, e se l’oppresso si comporta come un oppressore nella terra di qualcun altro, questo non lo rende meno oppresso. Né lo rende tale il brutale e ingiustificabile livello della risposta militare che ha ucciso più di 10.000 persone nella Striscia di Gaza, secondo il Ministero della Salute di Gaza, operato da Hamas.
E tuttavia, gli attivisti dicono che la loro è l’unica parte che ha ragione e che è moralmente integra, puntando il dito solo dall’altra parte. Questa crescita vertiginosa della polarizzazione rischia soltanto di penetrare ancora di più nelle nostre società già divise su molte questioni. Antisemitismo e islamofobia sono in crescita in Europa e in America, come dimostrano chiaramente i recenti episodi di violenza. I governi europei si preparano al ritorno del terrorismo nei loro paesi, aumentando e stringendo i controlli alle frontiere e persino, in alcuni casi, sospendendo gli Accordi di Schengen, che permettono alle persone e alle merci di viaggiare senza restrizioni sul continente. Anche se non è chiaro dove tutto questo arriverà, è certo che la polarizzazione sta alimentando un crescente sentimento di odio che minaccia di farsi strada sempre di più negli Stati europei con grandi minoranze di ebrei e musulmani, come la Germania, la Francia e il Regno Unito.
Chi scrive non sa con chi schierarsi, e per una ragione molto semplice. Purtroppo il conflitto israelo-palestinese non è una partita di calcio, con tifosi di squadre opposte che cantano cori gli uni agli altri. La profondità delle opposte rivendicazioni e la sua estremamente tormentata storia rendono questo conflitto una delle questioni più sensibili sul pianeta. Pretendere di risolvere questa complessità prendendo le parti della presunta purezza morale potrebbe essere un esercizio di stupidità in un universo parallelo, ma dove ci sono vite in pericolo appare soltanto come una pratica cinica ed esecrabile, che si stia con Israele o la Palestina.
Cara lettrice, caro lettore, io sinceramente sto con entrambi. Ma prima di tutto sto con la ragione, il cuore, la vita e la pace, e di certo non con un gruppo di tifosi urlanti in uno stadio di calcio. Questa è una guerra, non una partita. Rifletti e sii empatico, non cinico, per favore.


