Il Papa morto ed altre fiabe
I pericoli del complottismo e l’etica dell’informazione al tempo di internet
Riceviamo e pubblichiamo con piacere un articolo di opinione di Lorenzo Tortoioli, studente di Economia per l’arte e la cultura all’Università Bocconi di Milano. Questo articolo inaugura le “opinioni” di (Dis)Ordine, uno spazio di confronto e di approfondimento sulle questioni di attualità. Le opinioni sono dell’autore che le scrive e non della pubblicazione, che non ha di per sé opinioni. Buona lettura!
Le immagini di Papa Francesco che si affaccia dal balcone del policlinico Gemelli dopo due mesi di ricovero non sono solo una cronaca che comunica la salute parzialmente ristabilita del Pontefice, ma l’atto conclusivo di una fiction complottistica che ha scatenato le fantasie di alcuni fra i peggiori sciacalli mediatici di questo Paese.
Sebbene infatti il complottismo sia un argomento tutt’altro che nuovo per la discussione mediatica, l’esempio riprovevole che abbiamo vissuto in queste settimane deve necessariamente suscitare la nostra indignazione, congiuntamente alla voglia di ribadire che l’informazione non è e non può essere considerata alla stregua di qualsiasi altro contenuto reso fruibile attraverso il web.
Le ultime notizie ci ricordano l’importanza che l’informazione sul web ha acquisito, fino a superare definitivamente la cara vecchia TV e guadagnarsi il primo posto tra i mezzi di informazione preferiti dagli utenti. Tutto ciò non rappresenta ovviamente un problema di per sé, ma presta il fianco alle doverose analisi ed attenzioni che vanno riservate alla (ahinoi) crescente circolazione di disinformazione e fake news sul web stesso. Al contrario dei mezzi cosiddetti “tradizionali”, infatti, il web è notoriamente per natura più prono a fenomeni di disinformazione spesso pericolosi, e certamente lesivi dell’integrità etica di chi persegue invece una seria politica di controllo delle fonti.
È necessario dapprima esigere un certo livello di scrupolo dai mezzi d’informazione, non vi è dubbio; ma è altrettanto necessario per noi in qualità di utenti praticare un esplicito rifiuto di tutti quei contenuti che trasformano la notizia in pornografia.
La mole di persone che hanno dedicato attenzione, interagito e perfino creduto all notizia della morte di Papa Francesco è spaventosa, ed è spaventosa la cecità con la quale hanno rifiutato qualunque lampante prova razionale o di buonsenso che sconfessasse questa teoria.
Vedete, la teoria in sé era piuttosto facile da sconfessare, semplicemente perché falsa, così come è facile riconoscere la muffa sulla buccia di un frutto. Ma non è servito menzionare dotti precedenti storici né banali osservazioni del presente a fermare la dilagante allucinazione collettiva che ha colpito tanti, e spesso tanto scolarizzati individui.
Ciò che spaventa è dunque la presa che la notizia ha avuto facendo leva sul gusto del proibito e del macabro che da sempre esiste nelle società. Le forme di pettegolezzo, di giornalismo scandalistico che intrattengono milioni di persone non sono affatto diverse nella natura all’esempio del Pontefice, e tuttavia l’effetto di uno scoop sull’amante di un vip o della morte del Papa non sono minimamente paragonabili.
Alla riprovevole visibilità che guadagna chi sfrutta un simile episodio (basti pensare ai numerosi TikToker che si sono trasformati in paladini della verità fino ad intrufolarsi nei corridoi di un ospedale!) od alla ancor più biasimevole condotta di chi, già arcinoto, cavalca l’onda (non serve fare nomi) si affianca sempre la fragilità di tante persone che in modi non prevedibili vengono toccate da tali argomenti.
D’altra parte, anche i nuovi paladini della “vera verità” sono inebriati dalla possibilità di far parte di un circolo di eletti, di quelli che sanno “come stanno veramente le cose”, così da potersi scrollare di dosso il torpore di una realtà che spesso non è così frizzante e colorita come viene dipinta.
Queste false attribuzioni di responsabilità, giunte fino a trasformare una stanza d’ospedale in una “stanza dei bottoni”, colpiscono nel segno mostrando il pressappochismo e la distrazione di una società che ha rinunciato alla razionalità in favore del sensazionalismo, e che mette in pericolo se stessa per la sola pigrizia nell’adottare le minime contromisure.
Tutto ciò, unito alla potenza di diffusione informativa del web che si appresta a diventare la nuova grande arena di scontro per le opinioni di chiunque ed al clima politico popolato da attori la cui stessa retorica ha più volte alimentato bufale di ogni genere, chiama ad un deciso risveglio di responsabilità, ad un ritrovato senso di equilibrio e di prudenza che sappia discernere la realtà dalle peggiori fantasie.



