La Rivoluzione Francese
Le cause reale e una cronaca sintetica degli eventi del 1789
Ogni fenomeno storico ha cause materiali e cause più profonde ma che meglio inquadrano e spiegano il fenomeno stesso. In questo senso, la Rivoluzione francese non fa eccezione. La causa materiale della Rivoluzione francese, che dà la stura al succedersi degli eventi, è una grave crisi finanziaria che colse la Francia alla fine del XVIII Secolo. Le cause profonde, al contrario, hanno più a che fare con fattori politici e sociali che di seguito si analizzeranno, partendo da una breve ricostruzione storica del Settecento francese.
Il Settecento è il secolo del grande duello tra Francia e Gran Bretagna per il predominio sul globo: è quest’ultima potenza a prevalere, anche se la sua vittoria è macchiata dalla Rivoluzione in America che dà origine agli Stati Uniti, rivoluzione sostenuta militarmente anche dalla Francia. Nel Seicento, grandi cambiamenti avevano preso piede nei due Stati:
1. Il Seicento è il secolo delle rivoluzioni inglesi: dapprima quella di Cromwell, la cui data simbolo è il 30 gennaio 1649, quando re Carlo I viene decapitato; in seguito, la Glorious Revolution (1688-89), con la quale il ramo cattolico degli Stuart viene estromesso dal trono e viene favorita l’ascesa di Guglielmo d’Orange, già statolder delle Sette Province Unite. Inoltre, nel 1707 con l’Act of Union i parlamenti di Inghilterra e Scozia danno vita al Regno di Gran Bretagna, unendosi in quello londinese di Westminster.
2. In Francia il Seicento segue a un disastroso Cinquecento (guerre di religione, terminate con l’editto di Nantes del 1598): la vittoria nella Guerra dei Trent’Anni e l’ascesa al potere del Re Sole Luigi XIV (1661-1715), insieme alle sue guerre (in cui la Francia tiene testa al resto d’Europa coalizzata contro di lei), contribuiscono a rendere grandioso questo secolo e a rafforzare l’egemonia del Paese nell’Europa continentale, anche grazie al progressivo declino delle Province Unite e della Spagna e alle divisioni sempre maggiori dell’Impero.
La guerra di successione spagnola (1700-1714) segna una prima svolta favorevole alla Gran Bretagna, vera vincitrice del conflitto che pone fine al disegno egemonico di Luigi XIV sulla Spagna: le conquiste territoriali (su tutte Gibilterra, ma anche territori in America) e i vantaggi economici (asiento e vascello di permissione) fanno da contraltare al fallimento della politica estera del Re Sole. Nella guerra dei Sette Anni (1756-1763, combattuta nelle colonie dal 1754) è ancora la Gran Bretagna a prevalere, affermando il suo dominio incontrastato sui mari: il Trattato di Parigi, che pone fine al conflitto, prevede notevoli concessioni in ambito coloniale ai britannici, e afferma il loro predominio definitivo, scalfito solo in parte, come ricordato, dal decisivo contributo franco-spagnolo nella Guerra d’Indipendenza americana. La Francia, pertanto, esce sconfitta dal duello con la Gran Bretagna e con numerosi problemi interni.
A differenza della Gran Bretagna, in cui si va affermando nel Settecento un sistema parlamentare realmente moderno, in Francia non si sono verificate riforme politiche in seguito all’assolutismo del Re Sole: la monarchia custodisce gelosamente i propri privilegi e così la nobiltà e il clero (almeno gli ordini sacerdotali superiori). A un sistema politico che entra in crisi nel Settecento (nel resto d’Europa si diffonde l’assolutismo illuminato e con esso riforme, specialmente in campo sociale) si accompagna la grave crisi proprio del sistema sociale: in Francia la nobiltà è molto più numerosa e incidente sui dati della popolazione generale che nel resto del continente, anche grazie al sistema della venalità delle cariche, che prevedeva la nobilitazione per i gradi più alti di alcuni titoli acquistabili da ricchi mercanti. A tutto ciò si somma un sistema economico-finanziario inadeguato a sostenere le ingenti spese militari delle guerre: il debito pubblico cresce notevolmente e alla vigilia della Rivoluzione arriva a toccare livelli insostenibili per la finanza pubblica. Un sistema di tassazione confuso e profondamente diseguale, con una esenzione di fatto per clero e nobiltà e una crescente pressione fiscale sui ceti meno abbienti fanno il palo con la crescente iniquità sociale e arretratezza dell’organizzazione statale e sociale francese. È questa la crisi che scatena la Rivoluzione e che ne è al contempo la causa profonda, e quindi più reale e realistica: si rompe un equilibrio sempre più fragile che schiacciava gran parte della popolazione e avvantaggiava solo un piccolo pezzo di essa.
Cosa accadde nel 1789
La prima tappa della Rivoluzione ebbe luogo il 5 maggio 1789, quando si riunirono gli Stati generali convocati dal Re Luigi XVI. Nei mesi precedenti, in seguito alle proteste della nobiltà per la “sovvenzione territoriale” proposta dai controllori delle finanze de Calonne e Loménie de Brienne per far fronte all’insolvenza del debito pubblico, il Re aveva richiamato Jacques Necker, su pressione del quale convocò gli Stati generali: non vi era infatti alternativa a un termine all’esenzione fiscale per nobiltà e alto clero, ma questa andava ratificata dagli Stati generali. Alle elezioni, caratterizzate da un ampio suffragio e da una larga partecipazione al voto, agli elettori fu chiesto di inviare ai deputati e per loro tramite al Re anche dei cahiérs de doleances, ossia un elenco di lamentele e richieste. Eletta l’assemblea, fu subito chiaro che i problemi della Francia andavano ben oltre l’ambito economico-finanziario, seppur importante, e acquisì un notevole protagonismo il Terzo Stato, popolarità aiutata da un opuscolo dell’abate Sieyès dal titolo Che cos’è il Terzo Stato? pubblicato alla vigilia delle elezioni. Il conflitto tra nobiltà e Re divenne dunque un conflitto tra nobiltà e Terzo Stato, tra le fila del quale vi erano anche membri del clero simpatetici con il Terzo (tra cui Sieyès) e anche della nobiltà. Per la riunione degli Stati generali si poneva il problema del voto, ossia se si dovesse votare per ordine o per testa: nel primo caso, infatti, clero e nobiltà avrebbero avuto gioco facile a respingere le proposte del Terzo Stato che sarebbe stato sempre in minoranza, mentre nel secondo in maggioranza, dato che i suoi componenti erano più della somma degli altri due ordini. Di fronte a ostacoli procedurali, il 17 giugno il Terzo Stato ruppe gli indugi e proclamò di essere in grado da solo di governare la Nazione, decidendo di chiamarsi e farsi chiamare Assemblea nazionale; il 9 luglio fu aggiunto l’aggettivo costituente, dopo che il Re aveva invitato gli altri due ordini a unirsi al Terzo Stato. Il 20 giugno, i deputati del Terzo strinsero un giuramento, noto per la sala in cui avvenne, quella dedita al gioco della pallacorda, giuramento in cui essi proclamavano che non si sarebbero sciolti fino all’approvazione di una nuova Costituzione per la Francia: era l’inizio della Rivoluzione.
Se pubblicamente il Re aveva invitato gli altri due ordini a collaborare con il Terzo Stato, privatamente, come avvenne ripetutamente in quegli anni, Luigi XVI cercava in realtà di stroncare un cambiamento tuttavia inarrestabile, e in quell’occasione agli inizi di luglio ordinò che la città di Parigi fosse circondata da soldati pronti ad intervenire per bloccare i lavori dell’Assemblea nazionale costituente e riportare l’ordine in città. Fu il popolo a salvare la Rivoluzione, in un’insurrezione che segnò uno spartiacque per la storia mondiale: il 14 luglio una massa di parigini si diresse alla Bastiglia, sede di una storica prigione cittadina, ed insorse contro le guardie arrivando ad occupare l’edificio, liberando i prigionieri. Fu in quei giorni che nacquero due simboli che tuttora caratterizzano la Francia agli occhi del mondo: il tricolore e la guardia nazionale, una milizia borghese nata per tentare di riportare l’ordine in città da parte della borghesia. Tuttavia, la Rivoluzione non si fermò e si estese anche alle campagne, in cui i contadini insorsero contro secoli di sopraffazione da parte dei signori esenti dalle tasse: il 4 e 5 agosto, nella notte, l’Assemblea nazionale costituente dichiarò di aver abolito il regime feudale; una dichiarazione questa, più simbolica che reale, dato che nella pratica il riscatto delle terre dei signori era molto costoso per i contadini comuni, che dovettero attendere il 1793 per l’abolizione reale ed effettiva di tutti i privilegi signorili, con la confisca delle terre.
Sempre nell’agosto 1789, il 26, l’Assemblea approvò il testo simbolo della Rivoluzione, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che a pochi anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America (4 luglio 1776) sanciva in legge i diritti fondamentali dell’uomo: libertà di pensiero, di opinione, l’uguaglianza formale e la fraternità che deve esserci sempre tra gli uomini, specialmente tra concittadini. È nel contesto della Rivoluzione che per la prima volta si afferma l’idea di Nazione assieme a quella di rappresentanza, concretizzatasi nel fatto che i deputati non sono più portavoce di un solo ceto, ma di tutta la Nazione.
Come ultimo evento fondamentale del 1789, merita attenzione quanto accadde il 5 e 6 ottobre, con il trasferimento del Re dalla Reggia di Versailles, fuori da Parigi, alle Tuileries, dentro Parigi. I deputati sospettavano che il Re fosse ostile alla Rivoluzione e temevano che fuori dal loro controllo egli potesse tramare qualcosa contro di loro, come incoraggiare una dichiarazione di guerra preventiva da parte delle potenze straniere, preoccupate per una possibile estensione della Rivoluzione. Il 5 una folla di popolani marciò verso Versailles e costrinse il Re a trasferirsi a Parigi, cosa che avvenne il giorno successivo. Per Luigi XVI si trattava di una sconfitta e dell’infrangersi dei sogni di poter tornare al potere come prima di maggio, un sogno nel quale il Re continuò a credere fino al 1792, quando tentò di scappare dalla Francia.


