Presidenti e no
I discorsi di Donald Trump al Congresso e di Emmanuel Macron alla nazione francese
Buon pomeriggio. In questo momento a Bruxelles si sta tenendo una sessione speciale del Consiglio Europeo, la riunione dei capi di Stato o di governo dell’Unione Europea, alla quale prenderà parte anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (l’Italia è rappresentata dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni). Ci si aspetta che la riunione straordinaria di oggi del Consiglio Europeo, presieduto dall’ex premier portoghese António Costa, si concentri sull’Ucraina e più in generale sulla difesa dell’Europa, dopo che il presidente americano Donald Trump ha sospeso le forniture di armi all’Ucraina e ha bloccato la condivisione di informazioni di intelligence (se ne è parlato nella newsletter di ieri), e dopo aver umiliato Zelensky davanti a mezzo mondo. Sul Consiglio Europeo di oggi e sulle sue implicazioni si tornerà in una nuova edizione della newsletter nei prossimi giorni. Invece, l’edizione di oggi tratta di due importanti discorsi tenuti da due capi di Stato nella serata di martedì e in quella di ieri. Buona lettura!
La notizia
Il contrasto non potrebbe essere più marcato. L’articolo di Susan Glasser sulla prestigiosa rivista The New Yorker è intitolato “Trump’s Golden Age of Bunk”, ossia “L’età dell’oro delle sciocchezze (ma anche “delle balle”) di Trump”, mentre ha come sottotitolo “In un discorso al Congresso lungo quanto uno di [Fidel] Castro (noto per fare lunghi discorsi, n.d.R.), il Presidente ha rivendicato la [sua] vittoria, dimostrando che anche il discorso più sgangherato può essere noioso se si protrae molto a lungo”. Se il settimanale americano, seppur noto per la sua opposizione a Trump, dipinge quest’ultimo quasi come un ridicolo e allo stesso tempo pericoloso pagliaccio per gli Stati Uniti dopo il suo discorso incendiario al Congresso lo scorso martedì, Le Monde riserva al Presidente francese Emmanuel Macron una prima pagina degnamente e nettamente “presidenziale” per il suo discorso di ieri sera alle tv francesi.
Nell’editoriale a commento del discorso, il quotidiano francese scrive:
[Macron] si è mostrato particolarmente fermo nei confronti della Russia, che secondo lui si è riarmata per anni e continua a farlo, “mettendo alla prova i nostri limiti” e rappresentando “una minaccia per i paesi europei”. Ha risparmiato Donald Trump, dicendo di voler “credere che gli Stati Uniti resteranno al nostro fianco”, ma si è detto pronto ad assumere il ruolo di difensore del campo democratico e umanitario se la deriva oltre Atlantico dovesse continuare, citando in particolare una “certa idea di verità” tra i valori da difendere.
Sul New Yorker, invece, Glasser commenta:
Non c'è dubbio che Trump, in sole sei settimane, abbia collezionato una lista di risultati insoliti di cui vantarsi, in gran parte dovuti al fatto di aver permesso all'uomo più ricco del mondo di prendere a colpi di motosega il governo federale, tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro federali e interrompendo unilateralmente programmi e contratti federali per un valore di miliardi di dollari in barba al Congresso. La furia senza leggi della seconda amministrazione Trump ha già toccato tutto, dai ranger dei preziosi parchi nazionali americani agli stessi pilastri della decennale alleanza transatlantica.
Insomma, se il discorso di Trump è apparso quantomeno insolito, ma anche incendiario e pieno di attacchi indiscriminati agli avversari, Macron si è comportato da vero uomo di Stato e ha messo in guardia i francesi e gli europei dalla minaccia russa, ponendosi come leader di un’Europa che deve difendere sé stessa potenzialmente da sola, senza gli aiuti dell’(ex) alleato americano.
Più nel dettaglio, Donald Trump si è rivolto al Congresso nel primo discorso del suo secondo mandato, discorso che si tiene tutti gli anni e che generalmente va sotto il nome di “Discorso sullo Stato dell’Unione”, ma non nell’anno di insediamento del Presidente. Generalmente, i discorsi presidenziali al Congresso hanno un contenuto e uno stile, per l’appunto, presidenziali, si concentrano più che altro sull’unità degli Stati Uniti e mandano un messaggio conciliante e ottimista ai membri del Congresso e più in generale al popolo americano. Tuttavia, il discorso di Trump non poteva che essere un’eccezione alla regola, a partire dalla sua lunghezza (la maggiore di sempre), ma soprattutto per il suo contenuto e per la retorica utilizzata. Trump ha iniziato rivendicando i risultati raggiunti dalla sua Amministrazione nelle prime settimane di governo e facendo un paragone con il suo predecessore in tema di immigrazione ha detto quanto segue, non senza esagerazioni e falsità:
Poche ore dopo aver prestato giuramento, ho dichiarato un'emergenza nazionale al confine meridionale e ho schierato l'esercito americano e la Border Patrol (polizia di frontiera, n.d.R.) per respingere l'invasione del nostro Paese, e che lavoro hanno fatto! Di conseguenza, il mese scorso gli attraversamenti illegali del confine sono stati di gran lunga i più bassi mai registrati, in assoluto. Hanno sentito le mie parole e hanno scelto di non venire. È molto più facile così! In confronto, con Joe Biden, il peggior presidente della storia americana, c'erano centinaia di migliaia di ingressi illegali al mese e praticamente tutti, compresi assassini, spacciatori, membri di bande e persone provenienti da istituti psichiatrici e manicomi, venivano liberati nel nostro Paese. Chi vorrebbe fare tutto questo?
Rivolgendosi all’opposizione democratica, che in parte ha boicottato il discorso e in parte ha protestato o si è girata in segno di protesta (un deputato del Texas è stato anche espulso con la forza dall’aula per le sue proteste), Trump ha affermato polemicamente:
Questo è il mio quinto discorso al Congresso e, ancora una volta, guardo i Democratici di fronte a me e mi rendo conto che non c'è assolutamente nulla che io possa dire per renderli felici o per farli alzare in piedi o sorridere o applaudire, nulla che io possa fare. Potrei trovare una cura per la malattia più devastante, una malattia che può spazzare via intere nazioni, o annunciare idee per [rendere la nostra] la più grande economia della storia o l'abbattimento della criminalità ai livelli più bassi mai registrati, e queste persone sedute proprio qui non applaudiranno, non si alzeranno in piedi e certamente non applaudiranno per questi risultati astronomici. Non lo faranno, qualunque cosa accada, cinque, cinque volte che sono stato qui. È molto triste e non dovrebbe essere così.
Trump ha anche lodato Elon Musk per i contestati tagli al governo federale, che hanno provocato la chiusura di intere agenzie e dipartimenti, come quello per gli aiuti allo sviluppo USAID, e ha elencato le spese inutili che con Joe Biden il governo federale aveva approvato (la gran parte di queste previsioni di spesa sono false o non accurate):
Basta ascoltare alcuni degli spaventosi sprechi che abbiamo già individuato: 22 miliardi di dollari dall'HHS (Department of Health and Human Services, n.d.R.) per fornire alloggi e auto gratis agli stranieri illegali, 45 milioni di dollari per borse di studio sulla diversità, l'equità e l'inclusione in Birmania, 40 milioni di dollari per migliorare l'inclusione sociale ed economica dei migranti stanziali. Nessuno sa cosa sia. 8 milioni di dollari per promuovere l'LGBTQ+ nella nazione africana del Lesotho, di cui nessuno ha mai sentito parlare, 60 milioni di dollari per le popolazioni indigene e l'empowerment afro-colombiano in America Centrale. 60 milioni di dollari! 8 milioni di dollari per rendere i topi transgender. Questo è tutto vero. 32 milioni di dollari per un'operazione di propaganda di sinistra in Moldavia. 10 milioni di dollari per la circoncisione maschile in Mozambico. 20 milioni di dollari per il “Sesame Street” arabo in Medio Oriente; è un programma, 20 milioni di dollari per un programma! 1,9 miliardi di dollari per il comitato per la decarbonizzazione delle case, creato di recente. [...] Un contratto di consulenza da 3,5 milioni di dollari per un sontuoso monitoraggio dei pesci. 1,5 milioni di dollari per la fiducia degli elettori in Liberia, 14 milioni di dollari per la coesione sociale in Mali, 59 milioni di dollari per le camere d'albergo degli stranieri clandestini a New York, gli immobiliaristi hanno fatto un ottimo lavoro! 250.000 dollari per aumentare l'innovazione dell'azione locale vegana per il clima in Zambia, 42 milioni di dollari per il cambiamento sociale e comportamentale in Uganda, 14 milioni di dollari per migliorare gli appalti pubblici in Serbia, 47 milioni di dollari per migliorare i risultati dell'apprendimento in Asia. L'Asia sta facendo molto bene con l'apprendimento! Sapete cosa stiamo facendo? Dovremmo usarli per noi [questi soldi]. 101 milioni di dollari per i contratti DEI presso il Dipartimento dell'Istruzione. Il massimo mai pagato, niente di simile. Sotto l'amministrazione Trump, tutte queste truffe, e ce ne sono di ben peggiori, ma non mi sembrava il caso di parlarne, sono davvero gravi. Molte altre sono state scoperte e smascherate e rapidamente eliminate da un gruppo di persone molto intelligenti, per lo più giovani, guidate da Elon, e lo apprezziamo. Abbiamo scoperto centinaia di miliardi di dollari di frodi!
Trump ha anche usato parole di apprezzamento per il lavoro del suo Segretario di Stato alla Sanità, Robert Kennedy, noto per il suo scetticismo per i vaccini. Ha detto Trump:
Il nostro obiettivo è quello di eliminare le tossine dal nostro ambiente, i veleni dalla nostra alimentazione e mantenere i nostri bambini sani e forti. Ad esempio, non molto tempo fa - e non si può nemmeno credere a questi numeri - un bambino su 10.000 era affetto da autismo. Uno su 10.000, e ora sono uno su 36. C'è qualcosa che non va. Uno su 36. Pensateci. Quindi, scopriremo di cosa si tratta e non c'è nessuno meglio di Bobby e di tutte le persone che lavorano con voi. Siete i migliori per capire cosa sta succedendo. Ok, Bobby. Buona fortuna. È un lavoro molto importante. Grazie, grazie a te.
Infine, Trump ha parlato lungamente anche di politica estera: oltre a citare la lettera di Volodymyr Zelensky cui si è accennato nella newsletter di ieri, ha rivendicato il suo piano per il Medio Oriente che prevede di fatto l’espulsione dei palestinesi dalla Striscia di Gaza e ha detto che la Groenlandia e il Canale di Panama saranno presto territorio americano.
E stasera ho anche un messaggio per l'eccezionale popolo della Groenlandia. Sosteniamo con forza il vostro diritto di decidere il vostro futuro e, se lo scegliete, vi diamo il benvenuto negli Stati Uniti d'America. Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale e anche internazionale. E stiamo lavorando con tutte le parti coinvolte per cercare di ottenerla. Ma ne abbiamo bisogno per la sicurezza internazionale. E credo che la otterremo. In un modo o nell'altro, la otterremo. Vi terremo al sicuro. Vi faremo diventare ricchi. E insieme porteremo la Groenlandia ad altezze che non avete mai ritenuto possibili.
Di tutt’altro tenore il discorso del presidente francese, che si è concentrato su minacce reali e non presunte, e che è stato accolto con consenso bipartisan dai partiti e dalla stampa. Macron ha rimarcato come gli Stati Uniti, pur rimanendo alleati, abbiano cambiato posizione sulla guerra in Ucraina, per poi aggiungere che la Francia è entrata in una “nuova era” per l’incertezza sulla sicurezza europea. Notando che la guerra in Ucraina riguarda tutta l’Europa e che la Russia ha già reso il conflitto mondiale, aumentando costantemente le spese militari e le minacce ai vicini, Macron ha aggiunto:
Di fronte a questo mondo pericoloso, sarebbe una follia rimanere spettatori. È giunto il momento di prendere decisioni per l'Ucraina, per la sicurezza dei francesi, per la sicurezza degli europei. […] Dobbiamo continuare ad aiutare gli ucraini a resistere finché non saranno in grado di negoziare con la Russia una pace stabile per loro stessi e per tutti noi. Ecco perché la strada per la pace non può comportare l'abbandono dell'Ucraina, anzi. La pace non può essere raggiunta a qualsiasi prezzo e sotto il diktat russo. La pace non può essere la capitolazione dell'Ucraina. Non può essere il suo crollo. Né può significare un cessate il fuoco troppo fragile.
Quanto alle proposte più concrete, Macron ha delineato il seguente piano di azione:
Dalla prossima settimana a Parigi riuniremo i capi di Stato dei Paesi che desiderano assumersi le proprie responsabilità in questo ambito. Si tratta di un piano per una pace stabile, duratura e sostenibile che abbiamo preparato con gli ucraini e diversi partner europei e che ho difeso negli Stati Uniti 15 giorni fa e in tutta Europa. E voglio credere che gli Stati Uniti saranno al nostro fianco: ma dobbiamo essere pronti se così non fosse.
Il Presidente francese ha delineato anche uno scenario per il futuro meno prossimo, in cui gli Stati Uniti restano sì alleati, ma l’Europa deve assumersi maggiori responsabilità:
Che si raggiunga o meno la pace in Ucraina in tempi brevi, data la minaccia russa che vi ho appena descritto, gli Stati europei devono essere in grado di difendersi meglio e di scoraggiare qualsiasi nuova aggressione. Sì, qualunque cosa accada, dobbiamo attrezzarci meglio, aumentare la nostra capacità di difesa, per il bene della pace stessa, per fungere da deterrente. In questo senso, rimaniamo legati alla NATO e alla nostra partnership con gli Stati Uniti d'America, ma dobbiamo fare di più, rafforzare la nostra indipendenza in termini di difesa e sicurezza. Il futuro dell'Europa non deve essere deciso da Washington o da Mosca. E sì, la minaccia sta tornando a Est e l'innocenza degli ultimi trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino è ormai finita. […] Gli Stati membri [dell'Unione Europea] potranno aumentare la loro spesa militare senza che questa venga presa in conto nel loro deficit. Verranno concordati ingenti finanziamenti congiunti per acquistare e produrre alcune delle munizioni, dei carri armati, delle armi e delle attrezzature più innovative d'Europa. Ho chiesto al governo di agire per garantire che il rafforzamento delle nostre forze armate avvenga il più rapidamente possibile e per accelerare la reindustrializzazione di tutte le nostre regioni. Nei prossimi giorni incontrerò i ministri competenti e gli industriali del settore. L'Europa della difesa che sosteniamo da otto anni sta quindi diventando una realtà. Significa che i Paesi europei sono più pronti a difendersi e a proteggersi, che producono insieme sul proprio territorio le attrezzature di cui hanno bisogno, che sono pronti a cooperare di più e a ridurre la loro dipendenza dal resto del mondo, e questo è un bene. Germania, Polonia, Danimarca, Stati baltici e molti dei nostri partner hanno annunciato sforzi senza precedenti in termini di spesa militare.
Cruciale anche il nodo della deterrenza nucleare, su cui Macron si è detto disponibile a condividere la protezione con gli altri alleati europei:
Il nostro deterrente nucleare ci protegge. È completo, sovrano e francese in tutto e per tutto. Dal 1964, ha sempre svolto un ruolo preciso nel preservare la pace e la sicurezza in Europa. Ma in risposta all'appello storico del futuro Cancelliere tedesco, ho deciso di aprire il dibattito strategico sulla protezione dei nostri alleati sul continente europeo da parte del nostro deterrente. Qualunque cosa accada, la decisione è sempre stata e rimarrà nelle mani del Presidente della Repubblica, il capo delle forze armate.
Infine, la chiusura del discorso ne riassume perfettamente lo spirito e il tono solenne, nonché la ricerca di unità di intenti in una nazione, la Francia, che rimane divisa politicamente al suo interno:
Miei cari compatrioti,
di fronte a queste sfide e a questi cambiamenti irreversibili, non dobbiamo cedere a nessun tipo di eccesso: né agli eccessi dei guerrafondai né a quelli dei disfattisti. La Francia seguirà una sola strada, quella della volontà di pace e di libertà, fedele alla sua storia e ai suoi principi. Sì, questo è ciò in cui crediamo per la nostra sicurezza, e questo è ciò in cui crediamo anche per difendere la democrazia, una certa idea di verità, una certa idea di una ricerca libera, di rispetto nelle nostre società, una certa idea di libertà di espressione che non sia circondata da discorsi di odio, una certa idea di umanità. Questo è ciò per cui ci battiamo e ciò che è in gioco. La nostra Europa ha la forza economica, la potenza e il talento per affrontare la sfida di questi tempi e ha i mezzi per competere con gli Stati Uniti d'America, per non parlare della Russia. Dobbiamo quindi agire uniti come europei e determinati a proteggerci. Per questo il nostro Paese ha bisogno di voi e del vostro impegno. Le decisioni politiche, le attrezzature militari e i bilanci sono una cosa, ma non potranno mai sostituire la forza d'animo di una nazione. La nostra generazione non riceverà più i dividendi della pace. Spetta a noi garantire che i nostri figli raccolgano domani i frutti del nostro impegno.
Perciò lo affronteremo, insieme.
Viva la Repubblica.
Viva la Francia.
Analisi: C’è solo un Presidente!
Otto von Bismarck riteneva che i problemi politici non si risolvessero con “i discorsi e le deliberazioni della maggioranza”, individuando in essi le cause del fallimento delle rivoluzioni europee del 1848-49, ma “col ferro e col sangue”, ossia con la guerra. Anche se è esattamente in questo modo che Bismarck raggiunse l’obiettivo di unificare la Germania, ci permettiamo di dissentire rispettosamente dal primo Cancelliere della Germania unita, e non solo perché la guerra spesso crea più problemi di quelli che risolve. I discorsi dei leader (e non solo dei leader) contano eccome, così come contano le deliberazioni della maggioranza, una maggioranza che ha eletto un Presidente come Donald J. Trump e una che ha eletto Emmanuel Macron. Oltre a contare e ad avere effetti rilevanti sul morale di un paese, le cui conseguenze vedremo soltanto in futuro (il popolo americano abbandonerà definitivamente i suoi storici principi per seguire Trump? Riuscirà il popolo francese a fare proprie le esortazioni del suo Presidente?), i discorsi dei leader forniscono anche uno specchio dello stato di salute della politica nazionale e, più in generale, della nazione stessa. E se è evidente come, seppur tra mille difficoltà, la Francia sia ancora in grado di esprimere una posizione di leadership in Europa, avendo rigettato a suon di “deliberazioni della maggioranza” l’estrema destra sia alle elezioni presidenziali del 2022, sia alle legislative del 2024, lo stesso non si può dire degli (ex) leader del mondo libero, gli Stati Uniti d’America, ormai alleati di Putin e della Corea del Nord, con cui hanno votato allo stesso modo alle Nazioni Unite.
Il discorso di Donald Trump riflette profondamente una nazione che ha perso la bussola, anzitutto al suo interno, e che non guarda più avanti, ma indietro. Indietro anzitutto alla presidenza di Joe Biden, ripetutamente demonizzata da Trump con toni ed espressioni irrispettose e irriverenti nei riguardi il suo predecessore: tralasciando le inesattezze di Trump sull’immigrazione illegale, che con Biden è fortemente diminuita anche grazie alle misure prese dall’allora presidente non sempre con l’appoggio di tutto il Partito Democratico, dire che un Presidente abbia volutamente favorito l’ingresso di criminali nel proprio paese mostra la basilare mancanza di senso delle istituzioni da parte di Trump, un Presidente il cui disprezzo delle tradizioni democratiche si manifesta da sempre con roboanti dichiarazioni e azioni e che per questo ha (scandalosamente) smesso di fare notizia. D’altra parte, se nello stesso discorso viene detto di voler prendere parte del territorio sovrano di un alleato da decenni, come può fare notizia la critica a Biden?
Indietro, tuttavia, anche ad un’epoca in cui la democrazia, la libertà e tutti gli altri temi del discorso di Macron non contavano niente nel rapporto tra poche grandi potenze che si spartivano il mondo a loro piacimento. Indietro ad un’America che abbandona i suoi alleati e che pretende da loro un ringraziamento sottoforma di pegno materiale, rendendoli di fatto dei vassalli, un’America che abbandona ogni valore morale per abbracciare una dinamica puramente transazionale, in cui il potere del capo si presta a tutto pur di stringere un accordo che abbia un qualche vantaggio per lui: ma apparentemente, non c’è alcun vantaggio a sostenere gli aiuti umanitari e allo sviluppo, nessun vantaggio a schierarsi con l’aggredito contro l’aggressore. Indietro ad una visione degli Stati Uniti fosca, negativa, carica di odio, tensioni e divisioni e incapace di esprimere un messaggio minimamente unitario: il riferimento ai democratici che non applaudono e non sorridono mai presuppone una visione regale della presidenza, come se i sudditi si debbano prostrare al sovrano in segno di riconoscenza. Una visione, questa, completamente estranea alla storia degli Stati Uniti, paese nato da una rivoluzione per la libertà e per la rappresentanza contro gli arbitri del potere regio. Se l’America abbandona gli alleati, dunque, è perché primariamente ha abbandonato sé stessa.
Riuscirà l’Europa a non perdere sé stessa come gli Stati Uniti, restando coerente e fedele ai suoi valori storici? È molto presto per dirlo con certezza, ma il fatto che leader come Macron siano ancora in grado di appellarsi al sentimento profondo dei francesi, fatto di libertà e democrazia, manda segnali non scoraggianti. Pur avendo talvolta fatto delle scelte di politica interna che hanno alimentato l’instabilità in Francia, Macron riesce a dare il meglio di sé in politica internazionale e nei momenti di difficoltà, come quando aveva rassicurato e rinvigorito a una Francia impaurita dal Covid. Il Presidente ha compreso la sfida che attende la Francia e l’Europa, non vuole essere “spettatore” di decisioni prese da altri, sa che per non esserlo dovranno essere fatti ingenti sacrifici, ma sempre in coerenza con i propri ideali e i propri obiettivi.
Per questo, e per il tono impiegato dai due leader, di Presidente vero di una nazione vera nei giorni scorsi ce n’è stato uno solo. Bismarck non ce ne voglia, ma questi discorsi, soprattutto se confrontati tra loro, illuminano sulle differenze e aiutano nella risoluzione dei problemi.
In other news…
“Non si tratta con i terroristi”. Eppure! Il sito di notizie americano Axios mercoledì sera (ora italiana) ha riportato una notizia esclusiva, secondo la quale il governo americano ha avuto contatti diretti con Hamas, il gruppo islamista che controlla la Striscia di Gaza, in merito al rilascio degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas stesso. La notizia è stata confermata dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, la quale ha detto che l’intelligence israeliana è stata informata della decisione. Si tratta dell’ennesima azione senza precedenti intrapresa dall’Amministrazione di Donald Trump: Hamas è designato come gruppo terrorista negli Stati Uniti e in molti altri paesi occidentali, e mai i governi americani e israeliani che si sono succeduti nel tempo avevano avuto contatti diretti con i miliziani, ma soltanto mediati da partner regionali come Qatar ed Egitto. In un post sul suo social network Truth Social, Trump ha intimato ad Hamas di rilasciare immediatamente i rimanenti ostaggi israeliani ancora nella Striscia di Gaza, minacciando un “inferno da pagare” in caso di rifiuto. Nel frattempo, Bezalel Smotrich, Ministro delle Finanze di estrema destra del governo israeliano e colono in Cisgiordania, ha visitato Washington nella giornata di ieri: segno che l’Amministrazione Trump, a differenza di quella di Joe Biden, ha un approccio molto più tollerante per i coloni israeliani e chi li sostiene, mentre Biden aveva imposto loro delle sanzioni.


