Rassegna stampa ragionata, sabato 10 giugno 2023
Proponiamo un elenco, non esaustivo, di articoli tratti da una selezione di giornali italiani e stranieri, per riepilogare le notizie principali della giornata e per suggerire riflessioni e analisi sugli eventi che accadono in Italia e nel mondo.
Tunisia: porto sicuro?
Repubblica pubblica in esclusiva delle foto dalla Tunisia che non fanno pensare al paese come un posto sicuro per i migranti, il tutto mentre le massime autorità italiane ed europee si apprestano a visitare Tunisi oggi.
Politica italiana
Reportage: Antonio Dipollina di Repubblica firma un articolo sul nuovo TG1 diretto da Gian Marco Chiocci, scelto da Giorgia Meloni per la direzione del telegiornale.
Retroscena: sempre su Repubblica, si riportano le tensioni all’interno del Partito democratico all’indomani delle dichiarazioni del nuovo vicecapogruppo alla Camera Paolo Ciani (DemoS).
Dimissioni di Boris Johnson
Boris Johnson si è dimesso da parlamentare del Partito Conservatore. Un full report del Guardian spiega bene la notizia e il perché delle dimissioni di Johnson.
Conflicting views: Guardian e Times forniscono analisi e opinioni divergenti su un possibile ritorno di Johnson in politica in seguito alle sue dimissioni.
Qui per come i giornali britannici hanno riportato la notizia.
Guerra in Ucraina
Sul New York Times, Julian E. Barnes e Steven Erlanger analizzano i vari significati di successo per gli ucraini, gli europei e gli americani: mentre i primi sperano di riconquistare tutti i territori perduti, i secondi in privato ammettono che questa eventualità sia molto difficile.
Un documentario (video) del Wall Street Journal sulla compagnia di mercenari Wagner: chi sono, da dove vengono, cosa fanno?
Dal Guardian, un nuovo pericolo per l’Ucraina: Trump.
Opinioni un po’ controcorrente (dal Wall Street Journal)
Sulle accuse a Trump.
Sul ruolo del Congresso nella democrazia americana, una lezione anche per i nostri parlamenti (in Europa e in Italia) sempre più deboli.
Altro
Non solo i conservatori, ma anche i laburisti sono in difficoltà: un articolo del Times spiega la retromarcia su una promessa elettorale di spendere almeno 28 miliardi di sterline all’anno per la transizione verde, retromarcia dovuta in parte alla congiuntura economica negativa del Regno Unito e in parte alle divisioni interne al partito.
Per oggi è tutto, a domani!


